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Tecnologie dell’attenzione (2): tra mentale e collettivo

La riflessione filosofica di Bernard Stiegler sull’attenzione (2010; 2014) illustra come l’attenzione sia più che semplicemente concentrazione o vigilanza. L’attenzione riguarda anche il desiderio, l’attesa, la partecipazione attiva, l’interesse.
MSA Attenzione
Illustration by Rick Guidice of a colony's windows. The Public Domain Review

di Carlo Carnevale

La riflessione filosofica di Bernard Stiegler sull’attenzione (2010; 2014) illustra come l’attenzione sia più che semplicemente concentrazione o vigilanza. L’attenzione riguarda anche il desiderio, l’attesa, la partecipazione attiva, l’interesse. L’attenzione è risultato dell’educazione, dell’ambiente, della formazione dell’individuo come tale. È peraltro una relazione intergenerazionale, avremo modo di vedere come. Nel pensiero di Stiegler, l’attenzione compassa e restituisce unità a tutti questi fenomeni. In questa sezione approfondiremo proprio come sia pensabile questo ruolo unificatore dell’attenzione.

La prospettiva di Stiegler è debitrice della concezione temporale della coscienza in Husserl. Nella sua analisi fenomenologica del tempo interiore della coscienza, Husserl traccia le origini della modalità temporale con cui gli oggetti ci appaiono. La sua prospettiva fenomenologica non si basa semplicemente sulla nostra esperienza soggettiva del tempo, ma sulle leggi che governano l’esperienza di un oggetto che si presenta nel tempo.
Per Husserl, ogni momentanea fase di coscienza percettiva è un continuum fatto di una coscienza dell’istante presente (impressione presente) e di un numero di punti che rappresentano ciò che è appena passato (ritenzioni). La successione di queste fasi è a sua volta un continuum.

Husserl distingue tra ritenzioni primarie (impressioni) e ritenzioni secondarie (ricordi).
Una ritenzione primaria (o impressione) è il presentarsi alla coscienza di ciò che è appena passato; Husserl fa l’esempio, divenuto celebre, del succedersi delle note in una melodia. Secondo Stiegler, le ritenzioni secondarie funzionano come filtro per le ritenzioni primarie; le ritenzioni secondarie, i ricordi dell’individuo, selezionano cioè le ritenzioni primarie, le impressioni. Come tali, le ritenzioni secondarie (di livello più alto) determinano ciò che appare nel flusso della coscienza. A loro volta, le ritenzioni primarie influenzano quelle secondarie perché determinano proprio cosa va a costituire i ricordi. Connettendo ritenzioni primarie e secondarie, la coscienza è in grado di anticipare o proiettare nel futuro. Tale slancio in avanti della coscienza è composto dalle cosiddette protensioni.

Stiegler (2010; 2014) sottolinea come l’attenzione sia il risultato dell’accumularsi di ritenzioni primarie e secondarie, di anticipazioni e protensioni. “Gli orizzonti delle anticipazioni (e delle protensioni) sono formati proprio come un accumularsi delle esperienze in quelle che ho precedentemente chiamato ritenzioni secondarie.” (Stiegler, 2014, p.65). In nuce: la coscienza è un flusso di memoria e anticipazione e ciò a cui prestiamo attenzione è radicato nella nostra esperienza passata.

Le ritenzioni primarie e secondarie appartengono al dominio dell’individuo e compaiono e svaniscono con il soggetto. Influenzato dell’analisi che Jacques Derrida offre di Sull’origine della geometria di Husserl, in aggiunta ai concetti husserliani di ritenzione primaria e secondaria, Stiegler (1998) elabora la nozione di ritenzione terziaria.
Data la mortalità dell’uomo, la finitezza ritentiva della memoria implica che la capacità di ricordare sia necessariamente limitata, finita e temporanea. Le ritenzioni terziarie oltrepassano questa limitatezza della memoria in quanto memorie esterne.

Le ritenzioni terziarie sono tracce mnestiche esternalizzate e spaziano dagli utensili in pietra fino alla tecnologia contemporanea. Sono tracce artificiali e tecniche e attraverso un processo di accumulazione, nel tempo vanno progressivamente a formare l’ambiente tecnologico dell’uomo. Questo ambiente tecnologico costituito dall’accumulo di ritenzioni terziarie precede l’individuo e diventa a sua volta costitutivo e condizionante per le ritenzioni primarie e secondarie. Mentre impressioni e ricordi appartengono all’individuo e alla sua esperienza, le ritenzioni terziarie non soltanto trascendono la soggettività umana ma ne costituiscono la condizione ambientale di partenza. Appartengono, si potrebbe dire, al dominio della tradizione e della memoria collettiva.

A livello individuale, la selettività della percezione mostra che questa avviene in funzione di ciò che è già stato, in funzione della memoria e delle ritenzioni secondarie. Il bagaglio mnestico (le ritenzioni secondarie) è a sua volta sovradeterminato dal sistema di ritenzioni terziarie: i nostri ricordi dipendono da memorie esterne depositate nell’ambiente tecnico. Per Stiegler questo significa che la condizione umana è una condizione tecnologica a un livello molto fondamentale.

Le ritenzioni terziarie trascendono l’individuo ma in contrasto con l’informazione genetica trasmessa dai geni (filogenesi), queste prime sono descritte come epifilogenetiche. Le ritenzioni terziarie non sono trasmesse cioè dai geni ma dalle generazioni; consistono di tutto ciò che appartiene al mondo umano e trasmette conoscenze o abilità. Le ritenzioni terziarie sono la memoria collettiva delle generazioni nel loro susseguirsi; costituiscono una relazione intergenerazionale e sono fonte di nuove ritenzioni secondarie nel vissuto cosciente delle generazioni successive: ritenzioni che creano protensioni (Stiegler, 2010, p.8).

Nella concezione di Stiegler le ritenzioni terziarie sono memoria artificiale o tecniche della memoria (anche più genericamente psicotecniche) e vanno riconosciute nel loro ruolo costitutivo della coscienza e della soggettività umana. Il suo progetto filosofico è un’elaborazione di crescente sofisticatezza della tesi che la coscienza umana viene essenzialmente costituita e condizionata dalla tecnica, proprio per la natura tecnica di queste ritenzioni terziarie.

La vita della mente è sempre stata determinata dalla tecnica. Fino a tempi recenti, la scrittura era centrale nell’ambiente tecnico che definiva la vita spirituale (spirituale nel senso dell’esprit francese). Dall’Illuminismo in poi, la scrittura è divenuta la condizione tecnica per l’emancipazione del cittadino e ha creato lo spazio pubblico (Stiegler, 2010). Alla stessa maniera, gli umani hanno sempre impiegato psicotecniche per controllare l’attenzione; queste strategie non sono esclusive al nostro tempo perché la formazione dell’attenzione richiede che questa venga concentrata o catturata. Sviluppare l’attenzione, in altre parole, richiede necessariamente una tecnica (ad esempio un libro, o un articolo su una pagina web). L’attenzione è insomma qualcosa che può esistere solamente in virtù della sua possibilità di essere catturata, direzionata o modulata – e ciò avviene sulla base di tecniche (Lemmens, 2012). L’attenzione è per questo motivo, sempre al contempo psichica e collettiva.

La vita individuale e la società sono sempre più determinate dall’informazione digitalizzata e dalle nuove tecnologie di comunicazione. Ne segue che anche il mentale sia sempre più determinato da quelle che Stiegler chiama psicotecnologie, ovvero quelle tecnologie che condizionano e addirittura costituiscono la vita psichica.

Fonti & Approfondimenti:
B. Stiegler, 1998, “Technics and Time, 1. The Fault of Epimetheus”, Stanford: Stanford University Press;
B. Stiegler, 2010, “Taking Care of Youth and the Generations”, Stanford: Standford University Press;
B. Stiegler, 2014, “Symbolic Misery 1: The Hyperindustrial Epoch”
P. Lemmens, 2012, “Reclaiming the Mind”

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