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In primo piano - Aprile 2024

La natura delle cose e dei fenomeni: l’epistemologia tra Oriente e Occidente

L’epistemologia offre un campo fertile per l’esplorazione e il confronto tra le diverse tradizioni culturali e filosofiche e permette di apprezzare la ricchezza e la complessità della ricerca umana sulla natura della conoscenza e della realtà.

di Bruno Neri e Maria Vaghi

Prosegue l’interessante viaggio nel vasto mondo dell’epistemologia che, già nello scorso approfondimento focalizzato sulla percezione, aveva offerto spunti di riflessione spaziando nel tempo, nello spazio e nei diversi ambiti culturali, scientifici e filosofici. Ampia la carrellata fatta che ripercorreva il pensiero dagli Antichi Greci a Cartesio, da Newton a Kant, Schopenhauer, Nietzsche, Husserl, fino a Varela e Hoffman per citare i principali.
Andiamo oltre quindi lungo il percorso interessante nell’epistemologia (episteme significa conoscenza) che studia i fondamenti, la validità, i limiti della conoscenza scientifica e che riguarda, quindi, in senso più ampio, la conoscenza umana. È una disciplina che fin dalle origini ha avuto una posizione centrale nelle tradizioni filosofiche sia orientali che occidentali.

In questo approfondimento In Primo Piano, dal titolo La natura delle cose e dei fenomeni: l’epistemologia tra Oriente e Occidente, verremo condotti, dal primo contributo di Laura Candiotto, ad alcuni spunti di comparazione tra la prospettiva orientale, con particolare attenzione al Buddhismo, e quella occidentale, focalizzandoci inizialmente sull’Antica Grecia per arrivare, con un focus sulla contemporaneità, alla epistemologia enattivista sviluppata da pensatori come Francisco Varela. La conoscenza viene descritta come pratica incarnata, non astratta, che nell’incontro e nel dialogo tra visioni diverse ci porta su un piano di saggezza e di etica.

Con Domenica Romagno ci immergiamo poi nell’analisi del ruolo della lingua come strumento cognitivo. Numerosi gli esempi grazie ai quali apprenderemo come le differenze linguistiche siano in grado di generare categorie concettuali ed evoluzioni linguistiche che si modificano nel tempo secondo le esigenze cognitive di chi le parla. Dunque la lingua come strumento cognitivo fondamentale all’esperienza umana.

L’approccio buddhista offre una visione dell’epistemologia che -verrebbe da dire- “ispeziona”, come setacciandolo, ogni singolo aspetto inerente la natura della conoscenza e della realtà.
Il contributo del Ven. Geshe Jampa Gelek si addentra nella definizione e nelle classificazioni della cognizione valida secondo le diverse scuole filosofiche buddhiste. Qui le differenze che si evidenziano insistono proprio sulle diverse interpretazioni del termine pramana (prima conoscenza). Viene illustrata, poi, la modalità con cui i diversi sistemi classificano la cognizione valida: diretta e inferenziale, in funzione della suddivisione degli oggetti di conoscenza. Questi e ulteriori aspetti rendono il contributo di Geshe Jampa Gelek indubbiamente complesso e adatto a lettori esperti con conoscenze avanzate in ambito buddhista, ma la sua trattazione permette un approfondimento di grandissimo valore.

L’articolo della Ven. Lobsang Kunsang parte dalla definizione di cosa costituisce un “esistente” e come viene classificato. Le diverse scuole convergono sul fatto che un esistente è ciò che viene accertato da un conoscitore valido. Una coscienza è considerata valida quando è in grado di accertare definitivamente il suo oggetto, eliminando ogni possibilità di dubbio. La validità di una coscienza trova fondamento grazie al fatto che non sono  presenti altre coscienze valide che possano contrastare la sua percezione.
La descrizione si sofferma poi sulle categorie di percezioni valide -diretta e inferenziale- e prosegue esaminando il concetto di ragione e sillogismo, evidenziando quanto sia importante eliminare i dubbi attraverso l’accertamento cognitivo. Per questo, proprietà del soggetto, pervasione diretta e pervasione inversa sono essenziali al fine di determinare la correttezza di un sillogismo.

Immergersi in contributi pluralistici va nella direzione di integrare prospettive differenti per affrontare le complesse questioni della conoscenza e della realtà. Un esempio emblematico è rappresentato dalla fenomenologia incarnata di Varela, che rappresenta un modo per superare le dicotomie tradizionali mente/corpo, ambiente/individuo con un’analisi che è in grado di integrare tanto le dimensioni soggettive che quelle oggettive dell’esperienza umana.
In conclusione, l’epistemologia come disciplina filosofica offre un campo fertile per l’esplorazione e il confronto tra le diverse tradizioni culturali e filosofiche e permette di apprezzare la ricchezza e la complessità della ricerca umana sulla natura della conoscenza e della realtà.

Immagine di copertina: Floral design for printed textile Pl XXVIII (1800–1818), Anonymous. artvee.com

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