{"id":5465,"date":"2024-02-12T23:18:20","date_gmt":"2024-02-12T21:18:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mindscienceacademy.org\/?p=5465"},"modified":"2024-02-16T19:17:42","modified_gmt":"2024-02-16T17:17:42","slug":"note-science-contemplative-practices-bruno-neri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mindscienceacademy.org\/en\/note-science-contemplative-practices-bruno-neri\/","title":{"rendered":"Notes for a Science of Contemplative Practices"},"content":{"rendered":"<p><em>di Bruno Neri<\/em><\/p>\n<p><strong>Premessa<\/strong><br \/>\nL\u2019enigma della Coscienza \u00e8 forse il mistero pi\u00f9 affascinante dell\u2019Universo. Sono molteplici le ipotesi, le convinzioni pi\u00f9 o meno radicate, i modelli sulla base dei quali si cerca di dare risposta al pi\u00f9 arduo dei problemi (Chalmers, 1995). Volendo schematizzare, tutti possono essere ricondotti a due grandi categorie: quelli che riconoscono alla Coscienza esistenza intrinseca indipendente, almeno in parte, dal suo substrato fisico e quelli che invece considerano la Coscienza interamente riducibile ai processi elettro-chimico-fisici che hanno luogo nel cervello. Mentre i secondi si inquadrano bene nel cosiddetto monismo materialista, i primi conducono ad una visione dualistica della Realt\u00e0 nella quale il mondo esterno obbedisce alle leggi della Fisica e quello interiore richiede un diverso piano di analisi.<\/p>\n<p>Siamo profondamente immersi in un mondo fatto di scienza e tecnologia e non \u00e8 facile affrancarsi da una visione strettamente fisicalista della Realt\u00e0. Ciononostante, un desiderio pi\u00f9 o meno conscio di guardare \u201coltre\u201d \u00e8 presente in tutti noi. La fede \u00e8 la tensione verso l\u2019indicibile e non \u00e8 un atteggiamento contrario alla ragione: atto di fede \u00e8 anche quello dello Scienziato che intuisce una nuova Verit\u00e0 \u201coltre\u201d la soglia del conosciuto e poi, magari, passa il resto della sua vita nel tentativo di connettere solidamente questa sua intuizione a una visione razionalmente strutturata della Realt\u00e0. Allo stesso modo tutti noi possiamo intuire l\u2019esistenza di un \u201coltre\u201d e tentare di costruire quel tipo di connessione nella forma che ci appare pi\u00f9 convincente, tenendo aperta una finestra sul trascendente senza rinunciare ad una visione del Mondo basata su un approccio rigorosamente scientifico. Ma non \u00e8 facile.<br \/>\nIl dilemma tra monismo materialista e dualismo, oppure tra Scienza e Spiritualit\u00e0 se vogliamo ricondurlo a queste due categorie, \u00e8 oggi pi\u00f9 attuale che mai. Negli ultimi anni esso \u00e8 stato ri-alimentato, da una parte, dalle promesse delle Neuroscienze di \u201cspiegare\u201d la Coscienza, dimostratesi poi premature, dall\u2019altra dal diffondersi in Occidente di nuove forme di spiritualit\u00e0 che si sono rivelate sorprendentemente compatibili con un approccio rigorosamente scientifico. Il percorso alla ricerca della soluzione si snoda fra queste due alternative e passa per la risposta a due domande fondamentali.<\/p>\n<p><strong>1. Prima domanda: \u201cIl Materialismo Scientifico \u00e8 in grado di abbracciare la totalit\u00e0 della Realt\u00e0?\u201d<\/strong><br \/>\nIl sistema di pensiero dominante nel mondo della Scienza \u00e8 quello che Alan Wallace (Wallace &amp; Hodel, 2008) definisce Materialismo Scientifico (MS) e poggia su quattro pilastri assurti al rango di verit\u00e0 inconfutabili senza, per\u00f2, che nessuno le abbia mai dimostrate. Ecco i pilastri del MS:<br \/>\n1) <strong>Oggettivismo<\/strong>: l\u2019unica Realt\u00e0 che ha senso conoscere e indagare con metodo scientifico \u00e8 quella che esiste al di fuori di noi e pu\u00f2 essere osservata, studiata, misurata con metodi \u201coggettivi\u201d;<br \/>\n2) <strong>Realismo Metafisico<\/strong>: la Realt\u00e0 esterna ha una sua esistenza intrinseca, indipendente dall\u2019Osservatore e pu\u00f2 interamente essere da questi conosciuta;<br \/>\n3) <strong>Principio di chiusura o esclusione<\/strong>: \u00e8 esclusa l\u2019esistenza di ogni altro agente non materiale in grado di influire sulla Realt\u00e0 (sia interiore che esteriore);<br \/>\n4) <strong>Riduzionismo<\/strong>: tutti i fenomeni sono analizzabili a diversi livelli di complessit\u00e0, ogni livello \u00e8 il risultato di quelli sottostanti e dei suoi costituenti, fino al livello fondamentale della Fisica.<\/p>\n<p>Questa visione \u00e8 ancora oggi quella ampiamente prevalente nelle scienze della Vita, tra cui le Neuroscienze, per le quali la Coscienza che non ha massa\/energia n\u00e9 estensione, \u00e8, di conseguenza, priva di esistenza intrinseca, non pu\u00f2 essere esposta ai metodi oggettivi di misura e, quindi, non pu\u00f2 essere oggetto di Scienza. Essa \u00e8 il <em>fantasma<\/em> attraverso il quale ci si manifesta la complessit\u00e0 dei processi neuronali a causa della nostra conoscenza imperfetta. Quando tale conoscenza sar\u00e0 completa il <em>fantasma<\/em> svanir\u00e0 e saremo in grado di <em>ridurre<\/em> ogni stato mentale ai processi neuronali e poi, attraverso la Biochimica e la Chimica, fino al livello della Fisica classica basata sul determinismo meccanicista.<br \/>\nLe conseguenze di questo ragionamento sono devastanti: in un colpo solo esso fa piazza pulita della volont\u00e0, del libero arbitrio, dell\u2019etica ed esclude ogni possibile ipotesi sulla sopravvivenza di <em>qualcosa<\/em> dopo la morte semplicemente perch\u00e9 questo <em>qualcosa<\/em> non esiste nemmeno quando siamo vivi: \u00e8 solo un\u2019illusione. Affermare che la Coscienza \u00e8 priva di esistenza intrinseca significa dire che essa risulta interamente riducibile ai processi elettro-chimico-fisici che hanno luogo nel cervello. Ridurre una classe di fenomeni ad un\u2019altra, nel nostro caso quella degli stati mentali a quella dei Correlati Neuronali della Coscienza (CNC), significa dimostrare una corrispondenza biunivoca tra i fenomeni delle due classi per cui, dalla conoscenza dei fenomeni di una classe, deriva la conoscenza completa dei fenomeni dell\u2019altra. Una volta dimostrata la riducibilit\u00e0 della Coscienza ai CNC, la Scienza potr\u00e0 occuparsi di questi, lasciando a filosofi e uomini di fede ogni altra \u2013 a questo punto vana \u2013 disquisizione su concetti vaghi e inafferrabili. \u00c8 questa la posizione dominante in ambito neuroscientifico.<\/p>\n<p>La riducibilit\u00e0 di cui sopra \u00e8 stata data per scontata <em>a priori<\/em>, sull\u2019onda di quello che potremmo definire un eccesso di <em>ottimismo scientifico<\/em>, ma non \u00e8 mai stata dimostrata n\u00e9 \u00e8 ben chiaro se qualcuno sappia da dove partire per dimostrarla. Uno dei fondamenti di questo malinteso risale all\u2019avvento di macchine cosiddette (nel senso che appaiono, ma non lo sono) intelligenti: i computer. Il malinteso deriva dal seguente falso sillogismo: i) il computer \u00e8 una macchina in grado di implementare operazioni logiche; ii) la mente umana \u00e8 in grado di fare la stessa cosa; iii) quindi la mente funziona come un computer, anzi, come il pi\u00f9 potente dei computer. Il sillogismo \u00e8 chiaramente falsato dal fatto che esso assume che le facolt\u00e0 della Mente\/Coscienza siano limitate alle operazioni logiche, ovvero alla implementazione ed esecuzione di algoritmi. Ed \u00e8 cos\u00ec che da oltre mezzo secolo gli esperti di AI (<em>Artificial Intelligence<\/em>) tentano di progettare computer in grado di funzionare come la Mente umana e i neuroscienziati si affannano nel tentativo di spiegare il funzionamento del cervello (ovvero, in un un\u2019ottica riduzionista, della Mente) come fosse un computer. Ma, come sostiene Federico Faggin, inventore del microprocessore, padre del personal computer, impegnato per anni sul fronte dell\u2019AI e, in seguito, creatore della <em>Foundation for Consciouseness Studies<\/em>, la Coscienza possiede peculiarit\u00e0 che la rendono intrinsecamente irriducibile a una macchina, per quanto complessa essa sia (Faggin).<\/p>\n<p>Nonostante gli insuccessi, i tentativi dei Neuroscienziati di spiegare le funzioni pi\u00f9 elevate della Mente\/Coscienza come processi (software) che hanno luogo all\u2019interno del cervello (hardware) continuano. La macchina\/cervello viene erroneamente rappresentata come costituita da blocchi funzionali a ciascuno dei quali \u00e8 delegata una sotto-funzione, come in un computer (riduzionismo funzionalista) [Epstein 2016]. A puro titolo d\u2019esempio riportiamo nel seguito un passo tratto da un recente libro del premio Nobel Eric Kandel (Kandel, 2018). Si tratta della (presunta) spiegazione in termini di riduzionismo funzionalista di una prerogativa di livello superiore come la gestione di un\u2019emozione. <em>\u201cSono molte le strutture cerebrali coinvolte nell\u2019emozione, ma quattro di esse sono particolarmente importanti: l\u2019ipotalamo che \u00e8 l\u2019esecutore dell\u2019emozione; l\u2019amigdala che orchestra l\u2019emozione; lo striato \u2026omissis; la corteccia prefrontale che valuta se una particolare risposta emotiva \u00e8 appropriata ecc.\u201d<\/em>. Ebbene: eseguire, orchestrare, valutare sono tutte funzioni cognitive superiori, di fatto assegnate da Kandel a ciascuna delle parti al fine di spiegare come il tutto (il cervello) implementi una funzione che \u00e8 esattamente dello stesso tipo. Sarebbe come dire: \u201cIl cervello, per pensare, si serve della corteccia che \u2026.pensa\u201d: il problema non \u00e8 minimamente risolto, esso viene solo spostato innescando un processo di regressione all\u2019infinito. Un tentativo un po&#8217; goffo che ricorda da vicino l\u2019<em>homunculus<\/em> di seicentesca memoria chiamato in causa (Wikipedia1) per spiegare il meccanismo della visione.<\/p>\n<p>Ma non solo il MS \u00e8 ben lungi dall\u2019aver ridotto la Coscienza ai CNC: esso rimane letteralmente senza argomenti davanti a fenomeni che la coinvolgono la cui evidenza scientifica \u00e8 stata provata al di l\u00e0 di ogni ragionevole dubbio. Nel seguito ne elenchiamo alcuni, tutti descritti su riviste specialistiche internazionali <em>peer reviewed<\/em>, alle quali rinviamo per opportuni approfondimenti e verifiche.<br \/>\n1) Correlazione a distanza dell\u2019attivit\u00e0 cerebrale in soggetti sottoposti a stimolazione ottica (Grinberg-Zylberbaum et al, 1994; Radin, 2004\/1; Wackermann et al., 2003);<br \/>\n2) Esperienze di premorte (Near Death Experience) (Lommel, 2011);<br \/>\n3) Fenomeni di retrocausalit\u00e0 (inversione della sequenza temporale tra causa ed effetto) (Mossbridge, 2011; Radin, 2004\/2);<br \/>\n4) Interazione mente\/materia (Radin, 2013);<br \/>\n5) Comportamenti coscienti in individui quasi privi di corteccia cerebrale (Feuillet et al, 2007)<br \/>\ne in organismi unicellulari, quindi privi di neuroni e connessioni sinaptiche (Jennings, 1906) .<br \/>\nAlla luce di quanto abbiamo detto, la risposta alla domanda che d\u00e0 il titolo a questo paragrafo non pu\u00f2 che essere un deciso NO.<\/p>\n<p><strong>2. Seconda domanda: \u201c\u00c8 possibile una visione unitaria della Realt\u00e0 nella quale la Coscienza non sia riducibile ai suoi correlati neuronali?\u201d<\/strong><br \/>\nUna volta preso atto del fatto che la Fisica Classica e il Materialismo Scientifico non sono in grado di abbracciare la fenomenologia della Coscienza, proviamo a vedere come cambiano le cose introducendo i concetti della Meccanica Quantistica (MQ). Essa, infatti, descrive una sorta di Realt\u00e0 <em>ultima<\/em> molto diversa da quella <em>convenzionale<\/em> dalla quale si discosta su alcune questioni di base che cercheremo di riassumere nel seguito. In MQ:<br \/>\n1) la distinzione classica tra soggetto e oggetto perde di significato: ci\u00f2 che conta \u00e8 il processo del conoscere. La Coscienza dell\u2019osservatore assume un ruolo primario in quanto la MQ non descrive la Realt\u00e0 in s\u00e9, ma ci dice in che modo la Realt\u00e0 entra a far parte del nostro universo cognitivo. L\u2019ontologia indietreggia e l\u2019epistemologia avanza mettendo in crisi il Realismo Metafisico. Afferma Werner Heisenberg, uno dei padri della MQ, \u201cCi\u00f2 che osserviamo non \u00e8 la Natura in s\u00e9, ma come la Natura risponde ai nostri metodi di osservazione\u201d (Heisenberg, 1959). La stessa distinzione tra particella e onda, tanto cara alla Fisica Classica, svanisce. L\u2019elettrone, ad esempio, non \u00e8 n\u00e9 l\u2019una n\u00e9 l\u2019altra: esso si manifesta come particella o come onda a seconda delle modalit\u00e0 con cui lo osserviamo\/conosciamo (esperimento della doppia fenditura (Wikipedia2));<br \/>\n2) \u00e8 inerentemente impossibile conoscere in maniera completa non solo l\u2019intera Realt\u00e0, ma addirittura il singolo fenomeno (principio di indeterminazione di Heisenberg);<br \/>\n3) l\u2019unica descrizione dei fenomeni possibile \u00e8 contenuta nella funzione d\u2019onda, soluzione dell\u2019equazione di Schr\u00f6dinger, ed \u00e8 di tipo strettamente probabilistico (fine del determinismo);<br \/>\n4) viene abbandonato il principio di localit\u00e0 della Fisica classica secondo il quale non \u00e8 possibile alcuna azione a distanza oltre a quelle mediate dal campo elettromagnetico o gravitazionale che si propagano ad una velocit\u00e0 massima non superiore a quella della luce. L\u2019universo appare, invece, come un tutto connesso nel quale un evento pu\u00f2 produrre istantaneamente effetti a distanze anche astronomiche (<em>entanglement<\/em>) senza la mediazione del campo; svanisce la pretesa del riduzionismo di studiare i fenomeni complessi in termini di costituenti indipendenti;<br \/>\n5) il concetto classico di causa ed effetto diventa evanescente; emergono fenomeni inspiegabili in termini classici in cui, addirittura, l\u2019effetto pu\u00f2 precedere la causa (<em>Delayed Choice Quantum Eraser<\/em> (Wikipedia2)).<\/p>\n<p>La Realt\u00e0 <em>ultima<\/em> della MQ appare pi\u00f9 vicina a certe evidenze sperimentali che coinvolgono la Coscienza le quali risultano, invece, inspiegabili in termini classici. In particolare, sebbene si sia ben lungi dall\u2019avere risposte definitive, si potrebbero interpretare le correlazioni a distanza (Grinberg-Zylberbaum, 1994; Radin, 2004\/1; Wackermann, 2003) come fenomeni di <em>entanglement<\/em> (non-localit\u00e0 della MQ). Si potrebbe spiegare anche la retrocausalit\u00e0 (Radin 2004\/2), (Mossbridge, 2011) visto che, per esempio, esiste un notissimo esperimento di MQ (<em>Delayed choise quantum eraser experiment<\/em> (Wikipedia2)) in cui l\u2019effetto sembra precedere la causa. Quanto meno la MQ offrirebbe un quadro di riferimento in cui tali fenomeni non sono in contraddizione con il sistema assiomatico di base.<br \/>\nCiononostante, la MQ nella sua attuale formulazione non \u00e8 sufficiente a dare conto di alcune evidenze come, ad esempio: le esperienze di premorte; l\u2019esistenza di un inconscio collettivo o di specie, ipotizzata per spiegare comportamenti innati; la difficolt\u00e0 tuttora insuperata dalle Neuroscienze, a stabilire una connessione certa tra gli elementi di memoria e le sue \u201ctracce\u201d nel cervello; l\u2019esistenza di coscienza e memoria in individui quasi privi di materia cerebrale (idrocefali) (Feuillet et al, 2007); i comportamenti apparentemente coscienti di organismi estremamente semplici o addirittura unicellulari, quindi privi di neuroni e sinapsi, dai parameci allo Stentor Raesillii (Jennings, 1906) noti da lungo tempo. Ipotesi ed evidenze sperimentali che indicano l\u2019esistenza di forme di coscienza svincolate dal substrato neuronale o, addirittura, che travalicano i confini dell\u2019individuo.<\/p>\n<p>Per rispondere alla domanda che d\u00e0 il titolo a questo paragrafo, bisogna quindi andare \u201c<em>oltre<\/em>\u201d e abbandonare l\u2019ultimo assioma del Materialismo Scientifico che ha resistito all\u2019avvento della MQ: il principio di chiusura o esclusione. A questo punto si potr\u00e0 ipotizzare l\u2019esistenza di una entit\u00e0 priva degli attributi di massa\/energia ed estensione, ma in grado di agire nel Mondo. Questo vorrebbe dire che l\u2019attuale formulazione della MQ \u00e8 incompleta, ovvero che nella Realt\u00e0 agiscono delle \u201c<em>variabili nascoste non locali<\/em>\u201d che sfuggono alle categorie di massa, estensione ed energia e che non siamo ancora riusciti ad individuare. Sebbene sconvolgente, non sarebbe la prima volta che questo accade nella Fisica: \u00e8 accaduto quando Newton scopr\u00ec la gravit\u00e0 e Maxwell descrisse il campo elettromagnetico e, infine, con l\u2019avvento della MQ. Per altro, del fatto che la MQ non fosse una descrizione completa della Realt\u00e0 era convinto anche Albert Einstein che ritenne di poterlo dimostrare in un famosissimo lavoro (Einstein, 1935) che diede origine ad una ventennale diatriba con Niels Bohr mai del tutto risolta. Pi\u00f9 recentemente Roger Penrose si \u00e8 spinto oltre ipotizzando per la Coscienza uno spazio di esistenza, non riconducibile ad un processo algoritmico, connesso a fenomeni quantistici all\u2019interno di nanostrutture, i microtubuli, presenti nei neuroni (e non solo) (Hameroff, 2014). Si tratta di ipotesi affascinanti, plausibili, ma lungi dall\u2019essere state dimostrate. Se e quando ci\u00f2 fosse possibile nascerebbe una nuova forma di monismo che, invece che escludere la Coscienza, la abbraccerebbe riconoscendole un ruolo irriducibile per la comprensione della Realt\u00e0. Una forma di monismo allargato, appena delineato nel libro di Enrico Facco \u201cL\u2019enigma della mente\u201d, che l\u2019autore definisce Olomonismo (Facco, 2018).<br \/>\nPossiamo, a questo punto, concludere affermando che la risposta alla domanda che d\u00e0 il titolo a questo paragrafo \u00e8: S\u00cc (ma bisogna costruirla).<\/p>\n<p><strong>3. La Scienza delle pratiche contemplative come strumento di indagine della Realt\u00e0 <\/strong><br \/>\nLe risposte alle due domande fondamentali costituiscono un punto fermo da cui partire per individuare quale possa essere il ruolo di una Scienza delle pratiche contemplative nella ricomposizione di una visione unitaria della Realt\u00e0. Cos\u00ec come, a un certo punto della Storia della Scienza, \u00e8 stato necessario introdurre il campo gravitazionale e quello elettromagnetico per spiegare alcuni fenomeni altrimenti inspiegabili, allo stesso modo l\u2019introduzione nell\u2019equazione di Schr\u00f6dinger di un <em>principio Cognitivo<\/em>, quello che Faggin chiama <em>C-space<\/em> (Faggin), potrebbe permettere di costruire una nuova visione unitaria della Realt\u00e0. Potrebbe trattarsi dell\u2019\u201c<em>oltre<\/em>\u201d verso il quale guardare per costruire con rigore scientifico tale visione senza rinunciare al libero arbitrio, all\u2019etica, alla volont\u00e0, all\u2019attenzione alla vita interiore, alla Spiritualit\u00e0. Per proseguire su questa strada occorrono nuovi strumenti. Infatti, una volta accertata la irriducibilit\u00e0 della Coscienza ai suoi correlati neuronali, continuare a studiarla limitandosi a questi ultimi sarebbe come avere la pretesa di esaurire la conoscenza del sole dedicandosi esclusivamente alla misura delle sue dimensioni senza occuparsi della sua energia!<\/p>\n<p>In questa ricerca viene naturale guardare a quelle tradizioni che hanno sempre riconosciuto alla Coscienza una sua esistenza intrinseca e che affondano le loro radici comuni nella storia culturale dell\u2019India del primo millennio a.C. diversificandosi nei secoli successivi. Nel seguito faremo riferimento al Buddhismo, in particolare a quello Tibetano che appare meglio compatibile col metodo scientifico e, grazie anche all\u2019interesse del Dalai Lama, gode di una interazione collaudata con la Scienza Occidentale (Dalai Lama, 1998) e offre un gran numero di testi dedicati (ad esempio (Tashi, 2006)).<br \/>\nAnche nel Buddhismo si riconosce la supremazia dell\u2019esperienza diretta e della verifica sperimentale che non accetta a scatola chiusa nessuna Verit\u00e0, nemmeno quella rivelata dal Maestro; ci sono gli studiosi della teoria da una parte e, dall\u2019altra, gli sperimentatori, ovvero i praticanti che utilizzano gli strumenti e le tecniche di osservazione pi\u00f9 avanzate per mettere alla prova la teoria e completare l\u2019indagine rendendo disponibili i risultati per ulteriori affinamenti della teoria stessa. Tale indagine viene estesa non solo agli stati ordinari di Coscienza (veglia, sogno, sonno profondo) ma anche a quelli non ordinari indotti da specifiche pratiche meditative (per esempio: sogno lucido, livelli superiori di assorbimento meditativo, stato di premorte (<em>tukdam<\/em>)).<\/p>\n<p>Le pratiche contemplative sono note e praticate in Occidente con l\u2019obiettivo primario e quasi esclusivo di pacificare la Mente e permettere il controllo delle emozioni. Nell\u2019ambito delle culture in cui sono nate e si sono sviluppate, invece, esse costituiscono un insostituibile strumento di analisi della Realt\u00e0 e vengono anche utilizzate per indurre stati non ordinari di Coscienza che consentono di spostare il punto di osservazione e mettere a fuoco gli aspetti pi\u00f9 profondi della Realt\u00e0 <em>ultima<\/em>. Nel Buddhismo, infatti, come nella MQ, si riconoscono due livelli di realt\u00e0: quella <em>convenzionale<\/em> percepibile dalla Coscienza ordinaria e quella <em>ultima<\/em> che pu\u00f2 essere intravista attraverso la riflessione e lo studio, ma che \u00e8 <em>realizzabile<\/em>, ovvero intimamente conoscibile, solo in uno stato privilegiato che possiamo definire di illuminazione (Tashi, 2006 Vol.4). Mi limito qui a citare un solo esempio significativo dell\u2019induzione volontaria di uno stato non ordinario di Coscienza che permette di mettere a fuoco una questione cruciale: quella del rapporto Mente-Corpo al momento della morte. Esistono nel Buddhismo Tibetano alcune forme esoteriche di meditazione (<em>Dzogchen, Dzogrin, Mah\u0101mudr\u0101<\/em>) che vengono tramandate solo per via orale da maestro a discepolo nei collegi tantrici e che consistono nel controllo del processo di separazione della Coscienza dal Corpo fino all\u2019interruzione di tutti i canali percettivi. Si genera in tal modo uno stato non ordinario di Coscienza che nella tradizione tantrica \u00e8 ritenuto la replica pi\u00f9 fedele possibile di uno stato di pre-morte. Il raggiungimento di questo stato \u00e8 testimoniato all\u2019esterno da una riduzione del metabolismo: ad esempio la frequenza respiratoria pu\u00f2 abbassarsi fino a un atto respiratorio osservabile ogni 10 minuti. Quando uno di questi meditatori si sente prossimo alla morte, inizia volontariamente per l\u2019ultima volta questa sua pratica meditativa dalla quale non torna pi\u00f9 indietro. Ma, anche quando il suo cuore cessa di battere, si ritiene che la Coscienza non abbia ancora completato il processo di distacco dal corpo, processo che pu\u00f2 durare parecchie ore o giorni. In questo periodo, quello che per noi \u00e8 ormai un cadavere, continua la sua ultima meditazione preparandosi ad una nuova reincarnazione con l\u2019obiettivo di tornare nel Mondo per aiutare gli esseri senzienti a sfuggire dalla sofferenza. Non possiamo sapere, ovviamente, cosa ci sia di vero in questa ipotesi, se non che questa ultima meditazione, <em>tukdam<\/em> in Tibetano, si accompagna spesso ad un fenomeno assolutamente fuori dall\u2019ordinario: per tutto il <em>tukdam<\/em>, che pu\u00f2 durare anche un paio di settimane, il defunto non mostra alcun segno di quelli che sono i ben noti processi di degrado e decomposizione, come se una sorta di spirito vitale lo pervadesse ancora, conservando, talvolta, un colorito quasi roseo. Il fenomeno \u00e8 stato registrato anche sotto controllo medico, per esempio nel caso di Geshe Ciampa Gyatso, abate dell\u2019Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (PI) con un <em>tukdam<\/em> di 7 giorni. L\u2019autore \u00e8 stato testimone di un caso analogo durante un soggiorno nel monastero Tibetano di Sera-Jey, in India, nel 2019.<br \/>\nPossiamo quindi concludere questa nostra riflessione affermando che non solo una Scienza delle pratiche contemplative \u00e8 possibile e compatibile con la pi\u00f9 recente ed efficace rappresentazione della Realt\u00e0 di cui disponiamo, quella della MQ, ma che essa \u00e8 addirittura necessaria per tentare di illuminare l\u2019altra faccia della Realt\u00e0 intrinsecamente impenetrabile agli strumenti oggettivi dell\u2019analisi scientifica.<\/p>\n<p>4. <strong>Conclusioni<\/strong><br \/>\nAbbiamo delineato nei paragrafi precedenti un percorso che ci ha condotto a intravedere una terza via tra il monismo materialista e il dualismo, via che altri hanno individuato in una nuova forma di monismo allargato assegnandole anche un nome: Olomonismo. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di costruire una visione unitaria in grado di abbracciare la Realt\u00e0 fenomenica esterna insieme a quella interiore e riconoscendo alla Coscienza il ruolo di sostanza non riducibile ad altre. Per percorrere questa via non bastano gli strumenti messi a punto dagli scienziati: occorrono strumenti in grado di scandagliare l\u2019altra faccia della medaglia e conferire uguale rigore scientifico all\u2019analisi dell\u2019esperienza in prima persona. Si delinea cos\u00ec un ruolo di primo piano per una nuova scienza delle pratiche contemplative intese non solo come rimedio per pacificare la Mente e controllare le emozioni negative, bens\u00ec come strumento insostituibile di analisi dell\u2019esperienza in prima persona in grado di fare luce sull\u2019affascinante enigma della Coscienza.<\/p>\n<p>Ringraziamenti: L\u2019Autore \u00e8 molto grato ai Proff. Giuseppina Campisi e Paolo Neri per la rilettura critica del manoscritto e i preziosi suggerimenti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.mindscienceacademy.org\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/Bibliografia-Note-Bruno-Neri.pdf\">Bibliografia<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Speaking of consciousness, existing models can be classified into two main categories: those that recognize to the Consciousness an intrinsic existence independent, at least in part, from its physical substratum and those who instead consider the Consciousness entirely reducible to the electro-chemical-physical processes that take place in the brain.<\/p>","protected":false},"author":3,"featured_media":5466,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[58],"tags":[],"class_list":["post-5465","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-coscienza-e-realta-interiore"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mindscienceacademy.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5465","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mindscienceacademy.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mindscienceacademy.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mindscienceacademy.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mindscienceacademy.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5465"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.mindscienceacademy.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5465\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5583,"href":"https:\/\/www.mindscienceacademy.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5465\/revisions\/5583"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mindscienceacademy.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5466"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mindscienceacademy.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5465"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mindscienceacademy.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5465"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mindscienceacademy.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5465"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}